La sopravvivenza dei figli ai genitori è vista in tutte le tradizioni come un fatto naturale.
A maggior ragione quando la scomparsa del genitore non lascia un piccolo orfano ma un orfano adulto. Eppure il dolore dell'orfano adulto non è meno intenso. Daria Bignardi scava in questo dolore, lo analizza, lo racconta. La morte della madre è, insieme, il momento della sofferenza e quello del confronto con la prima vita altrui con la quale si è venuti a contatto - e quindi con la propria stessa vita: l'infanzia dei ricordi, l'adolescenza dei contrasti, la giovinezza delle fughe, l'irreale maturità.
La morte di una madre ci fa sentire parte di una storia di famiglia, di un mondo, di una genealogia, addirittura di un periodo storico. E di un racconto: il racconto di queste pagine nelle quali sarà, per chiunque, pur nell'assoluta singolarità della voce narrante, facilissimo riconoscersi.
Si dice che una volta che muore una mamma la famiglia è giunta al termine perché la mamma è il cuore... non so se vale lo stesso con le famiglie allargate che ci sono oggi!
Scritto in modo semplice e lineare è più una biografia della Bignardi che sinceramente lascia il tempo che trova, credevo fosse un romanzo diverso con altre emozioni, insomma nulla di che!
mercoledì 29 gennaio 2014
domenica 26 gennaio 2014
Elogio della follia
La celebre operetta di Erasmo immagina che la Follia sia una dea, la quale, davanti a una piccola folla meravigliata, mostra quanti e quali benefici riceva dalla sue mani e come, senza il suo intervento, nulla nella vita sia piacevole, conveniente o sopportabile. Dall'alto del suo podio, la Follia delinea così un quadro immortale dell'umanità, passando in rassegna tutti i vizi incarnati in varie categorie di persone e personaggi, non risparmiando né re né papi, con una satira feroce che colpisce ogni tempo.
Pubblicato nel 1511 a Parigi, il Moriae Encomium conobbe un successo considerevole ma attirò sull'autore l'accusa (ingenerosa) di superficialità e leggerezza. I detrattori di Erasmo trovavano sconveniente che un teologo della sua fama avesse dato alle stampe un trattato faceto e mordace su un tema così frivolo come la follia. In realtà l'opera dell'umanista olandese, che dagli antichi e in particolare da Luciano di Samosata aveva imparato a dire la verità ridendo e a mescolare con sapienza "gli scherzi alle cose serie e le cose serie agli scherzi", è un'analisi acuta, basata su sterminate letture, della natura umana.
Pubblicato nel 1511 a Parigi, il Moriae Encomium conobbe un successo considerevole ma attirò sull'autore l'accusa (ingenerosa) di superficialità e leggerezza. I detrattori di Erasmo trovavano sconveniente che un teologo della sua fama avesse dato alle stampe un trattato faceto e mordace su un tema così frivolo come la follia. In realtà l'opera dell'umanista olandese, che dagli antichi e in particolare da Luciano di Samosata aveva imparato a dire la verità ridendo e a mescolare con sapienza "gli scherzi alle cose serie e le cose serie agli scherzi", è un'analisi acuta, basata su sterminate letture, della natura umana.
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